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lunedì 28 dicembre 2009

Daniela e Smidy: la nostra storia

Era il 14 dicembre 2007. Sembrava essere solo un banale malessere causato da un ciclo mestruale un po' troppo abbondante ed, invece, si trattava di leucemia.

Leucemia. Sapevo bene che di solito non lascia scampo.

Leucemia. Capii da subito che la battaglia sarebbe stata molto dura ed altrettanto lunga. Ed io che, fino ad allora, ero sempre stata in debito di tempo con la mia vita, sarei stata costretta a fermarmi, avrei dovuto imparare a coltivare l'attesa e la pazienza. Almeno per un anno.

Leucemia. La mia nuova compagna di vita, una visita inaspettata quanto indesiderata, ma questi mali non si scelgono né si possono prevedere.

Dopo un primo periodo di sconforto iniziale, mi resi conto che dovevo combattere il cancro con tutte le mie forze per riuscire a riappropriarmi al più presto della mia vita, della mia famiglia, dei miei cari, dei miei amici, del mio lavoro e di tutto ciò che costituiva il mio mondo che a volte mi era sembrato così stretto.

Affrontai il primo ciclo di chemioterapia, quello di induzione, con il terrore di non farcela ma non persi mai la speranza di uscirne viva. Ebbi anche la fortuna di uscirne in remissione completa: Smidy, il mio midollo malato, aveva ripreso a funzionare producendo un numero esiguo di cellule leucemiche. La prima battaglia era vinta!

Il secondo ciclo, quello di consolidamento, fu una passeggiata rispetto al precedente. Non solo lo affrontai con più forza fisica, recuperata grazie alle cure ricevute, ma con una voglia di vivere e di combattere incredibile. Rimasi colpita io stessa dalla combattività che avevo recuperato ed imparato ad utilizzare in un modo completamente nuovo e sconosciuto. In questa strana partita contro il destino Smidy ed io conducevamo per due a zero.

Ma, purtroppo, non era finita: ci aspettava la battaglia più importante, quella più dura, più estenuante, più rischiosa, più incerta. Era giunto il momento del trapianto autologo di midollo osseo. Ci fu un terzo ciclo di chemioterapia e poi l'espianto: le cellule staminali ematopoietiche furono prelevate da Smidy, attraverso un intervento chirurgico, alle ossa delle creste iliache. Ora dovevano solo tornare, tramite una trasfusione, nel mio sangue periferico per poi trovare la strada verso il midollo, e non ci sarebbe rimasto che aspettare che ricominciassero a riprodursi ed a produrre cellule sane capaci di dare origine a tutti i componenti del sangue.

Si sapeva fin dall'inizio che il mio trapianto avrebbe richiesto molta attenzione: le cellule che era stato possibile espiantare da Smidy non erano del tutto sufficienti, ma non potevamo permetterci di attendere di trovare un donatore compatibile nella banca mondiale: dovevamo agire in fretta, prima che la malattia potesse riaffacciarsi. Dopo il trapianto trascorsero otto lunghi mesi prima che Smidy ed io cominciassimo a star meglio: otto mesi caratterizzati da tanta paura, paura di non farcela, paura di dover ricominciare tutto daccapo e per di più con un trapianto allogenico, da donatore esterno non consanguineo. Sembrava proprio che Smidy non riuscisse a cavarsela ed, invece, alla fine di marzo del 2009, d'improvviso cominciammo ad essere indipendenti dalle trasfusioni ed a sopravvivere con le nostre forze. Intorno a settembre, poi, a distanza di quattordici mesi dal trapianto, uscimmo dallo stato detto di aplasia, raggiungendo valori emocitometrici accettabili.

Oggi sono passati poco più di due anni dalla diagnosi, poco meno di diciotto mesi dal trapianto e siamo qui: Daniela che non vuole arrendersi nonostante la stanchezza che a volte la sovrasta e Smidy, un midollo smidollato, che ancora non si decide a lavorare a regime e che ha ancora qualche cellula strana qua e là, ma che, ormai, hanno imparato a condividere lo stesso corpo e la stessa vita.

Questo mio blog è il regalo di Natale, un po' in ritardo, che faccio a tutte le mie amiche ed i miei amici che hanno seguito l'evolversi della nostra storia, quella mia e di Smidy intendo, attraverso un altro luogo virtuale nel quale si era stabilita una fitta rete di relazioni sociali che oggi mi mancano. Spero che un giorno possano ricostruirsi.

Se avrete voglia di condividere idee, pensieri, sensazioni con una malata di cancro che non ha paura di chiamare il suo problema con il suo vero nome e se non ne siete impressionati, veniteci a trovare: Smidy ed io ne saremmo contenti!

A presto

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